Quinto e ultimo capitolo delle avventure della dattilografa Anita Bo alle prese con le ingiustizie sociali del suo tempo.
Ormai il termine dei sei mesi che aveva chiesto per lavorare
prima di sposarsi stanno per scadere e il mondo di Anita è completamente
ribaltato rispetto a quello di prima che Corrado, il suo Corrado, lo scapolo
più ambito di tutta Torino, bello, benestante, entusiasta, la chiedesse in
moglie.
Ora il suo mondo ruota intorno al suo luogo di lavoro, il
giornale Saturnalia, e soprattutto ruota intorno al finto autore americano che
scrive romanzi gialli in cui vengono denunciati i crimini di cui nella Torino
fascista in cui vive non si occupa nessuno, tranne che lei e Sebastiano.
Sebastiano.
Sebastiano rappresentava tutto il mondo che lei e Clara
prendevano in giro. Ma era tutta una finzione. Sebastiano è l'uomo più
intelligente e meno servo del regime che lei abbia mai conosciuto. Ma è
talmente bravo a recitare il ruolo che si è cucito addosso che i più subdoli,
infimi, credono possa aiutarli nei loro sporchi traffici.
Cosa fa una persona retta quando qualcuno minaccia le
persone a cui vuole bene?
È una domanda che dovranno porsi in tanti.
Alice Basso conclude magistralmente la serie ambientata
nella Torino degli anni '30 del '900 con nuovi spunti e con un notevole talento
nell'incastrare tutte le tessere del puzzle che ha portato avanti sin dal primo
libro (oltre che con uno stile fresco e divertente che rende scorrevole leggere
anche le parti più tenebrose).
I personaggi principali, nella maggioranza donne, che
compongono le vicende brillano per intelligenza e senso pratico (anche quelle
che vengono sottovalutate, come la stessa Anita che da Monné, l'editore di
Saturnalia, viene percepita poco più che come un soprammobile) mentre gli altri
parte sono codardi, servili ed arroganti.
Ma tutti, nessuno escluso, sono talmente realistici che si
ha la sensazione di poterli incontrare nel bar sotto casa. Anche se alcuni
nessuno vorrebbe proprio trovarseli davanti,






